Vibrazioni: 20 tavoli inclusivi per moltiplicare le prospettive e attivare la comunità

Sabato 14 novembre 2026, dalle ore 15.00 alle 18.00, Acqui Terme ospiterà “La tua città, la tua voce, il tuo posto al tavolo”, un appuntamento dedicato all’ascolto, al confronto e alla partecipazione attiva della comunità. Un World Café con 20 tavoli inclusivi, pensato per moltiplicare le prospettive, condividere idee e immaginare insieme nuove possibilità per il territorio.

Che cos’è un World Café?

Il World Café è un metodo di conversazione collettiva semplice e informale. Non è un’assemblea né un convegno: le persone si siedono in piccoli gruppi attorno a tavoli, come in un caffè, e dialogano su una questione precisa. A intervalli regolari ci si sposta a un altro tavolo, portando con sé le idee emerse e raccogliendone di nuove, mentre un facilitatore fisso riassume ai nuovi arrivati quanto detto prima. In questo modo i pensieri si intrecciano e si arricchiscono a vicenda. Al termine verrà steso un documento in cui saranno raccolte tutte le idee e visioni emerse durante la giornata.

Presentazione delle sfide

SFIDA A – IDENTITÀ: CHE CITTÀ VOGLIAMO ESSERE DOPO LA PERDITA DEI SERVIZI STORICI?

Analisi.
Acqui è stata per decenni “centro valle”: ospedale, tribunale, associazioni d’impresa e Terme le davano un ruolo riconosciuto. Il ridimensionamento dell’ospedale, la chiusura del tribunale e delle Terme e l’accentramento delle associazioni a livello interprovinciale stanno erodendo questa identità. Il rischio è vivere la perdita come un destino, aspettando che qualcun altro decida al posto della comunità.

Proposte per superare il limite

  • Un percorso pubblico e partecipato sul futuro delle Terme, che riguardi tutti e non solo gli addetti ai lavori: destinazione, gestione, ruolo dei cittadini e delle imprese locali.
  • Un “patto di comunità” tra amministrazione, imprese, associazioni e cittadini, con una visione condivisa e pochi obiettivi verificabili a cinque anni.
  • Individuare nuove vocazioni possibili, sul benessere, la salute, il turismo lento, la cultura e i prodotti del territorio, senza rimpiangere solo ciò che si è perso.
  • Un tavolo permanente di monitoraggio civico sui servizi essenziali, per portare le richieste della città nei luoghi dove si decide.

Domande per la discussione

Per cominciare, dal cuore (storie personali)

  1. Che cosa di Acqui mi fa sentire “a casa”? Che ricordo mi lega a questa città (le Terme, un luogo, una persona)?
  2. Quando le cose che davano valore alla città sono cambiate o sono state chiuse, che cosa ho provato io? Che cosa mi è mancato davvero?

Per approfondire

  1. Che cosa rende Acqui riconoscibile oggi? Quali elementi di identità vale la pena difendere e quali dobbiamo reinventare? Che cosa sento di voler custodire e che cosa sono pronto/a a lasciare andare?
  2. Le Terme sono un simbolo di declino: possono diventare un simbolo di rinascita? A quali condizioni e con quale ruolo dei cittadini?
  3. Come si può avere voce su decisioni prese fuori città, come quelle su ospedale, tribunale e associazioni? Quando una decisione che ci riguarda viene presa lontano da qui, come ci sentiamo? Che cosa possiamo fare noi per farci ascoltare, restando uniti?
  4. Come si costruisce un’idea di futuro condivisa in una comunità che si sente in recessione? Che cosa ci aiuta a immaginare un futuro comune, anche quando intorno c’è sfiducia? Quando mi sono sentito/a ascoltato/a nelle scelte sulla città, e che cosa lo ha reso possibile?
  5. Chi ha oggi la possibilità di partecipare alle scelte sulla città e chi ne resta fuori? Che cosa mi rende più facile partecipare alle scelte della città, e che cosa mi trattiene?
  6. Come si evita che le decisioni importanti siano sempre prese dalle stesse persone? Come possiamo fare spazio a chi ancora non si sente invitato?

SFIDA B – GENERAZIONI: COME FARE DEGLI ANZIANI UNA RISORSA E DELLA CITTÀ UN LUOGO DOVE I GIOVANI POSSANO RESTARE O TORNARE?

Analisi. La popolazione anziana cresce, quella giovanile e in età lavorativa diminuisce. I giovani cercano lavoro nelle città e i loro spazi di partecipazione sono pochi. Gli anziani sono spesso considerati soprattutto come destinatari di servizi, mentre portano tempo, competenze, saperi professionali e reti di relazione. Due gruppi che si incontrano poco, mentre l’isolamento cresce a entrambe le estremità.

Proposte per superare il limite

  • Progetti di scambio intergenerazionale: “botteghe di mestiere” in cui anziani ex artigiani e professionisti trasmettono competenze ai giovani, banca del tempo, tutoraggio scolastico.
  • Cohousing e abitare condiviso, anche intergenerazionale (anziani e giovani lavoratori o studenti), sostenuti da associazioni e da soggetti pubblici e privati.
  • Spazi gestiti dai giovani, dotati di sale prove, coworking e luoghi di studio, con una reale autonomia decisionale.
  • Riconoscere il contributo dei giovani che già fanno volontariato o si auto-organizzano, e coinvolgerli nei luoghi in cui si decide.
  • Politiche per l’attrattività giovanile: abitazioni accessibili, opportunità di lavoro flessibile, connessione veloce, un calendario culturale vivo.

Domande per la discussione

Per approfondire

  1. Chi è stata una persona più grande (o più giovane) di me da cui ho imparato qualcosa che mi è rimasto dentro? Che cosa mi ha dato? Che cosa possono dare gli anziani alla comunità oltre a ricevere servizi? Che cosa mi piacerebbe trasmettere, e che cosa mi piacerebbe imparare da chi ha un’età diversa dalla mia?
  2. Che cosa spinge i giovani ad andarsene e che cosa potrebbe convincerli a restare o a tornare? Che cosa può far sentire i giovani liberi di costruire qui il proprio cammino, che li faccia desiderare di restare o di tornare? Come ci sentiamo quando qualcuno parte o torna?
  3. La solitudine appartiene a tutte le età. Quando ho sentito la vicinanza di qualcuno, che cosa l’ha resa possibile? Che cosa potremmo fare, anche piccolo, per esserci di più gli uni per gli altri? Il cohousing può essere una risposta a solitudine e costo dell’abitare? Che cosa significa abitare insieme, condividere spazi e tempo? Quali timori e quali desideri porta questa idea, e che cosa ci farebbe sentire sicuri e liberi? Che cosa serve per farlo partire concretamente?
  4. Come si trasmettono saperi e mestieri prima che vadano perduti? Quali mestieri, storie e saperi stanno a cuore alla nostra comunità e rischiano di andare perduti? Chi vorrebbe raccontarli e chi vorrebbe ascoltarli?
  5. Che cosa cambia quando i giovani non sono solo invitati a fare, ma anche ad ascoltare ed essere ascoltati nelle decisioni? Che cosa ci aiuta a fidarci a vicenda? Come si coinvolgono i giovani nelle decisioni, non solo nelle attività?
  6. Come si costruisce fiducia tra generazioni che oggi si incontrano poco?
  7. Come si evita che le iniziative dipendano sempre dalle stesse poche persone?

SFIDA C – LAVORO E IMPRESA: COOPERARE PER UN’ECONOMIA LOCALE CHE RESISTA E RILANCI

Analisi. Commercio e artigianato subiscono la concorrenza della grande distribuzione e dell’online. Gli artigiani sono schiacciati dal peso burocratico, e l’industria è presente solo con piccole e medie imprese. Mancano manodopera specializzata e collegamenti logistici, e questo scoraggia nuovi insediamenti. Chi lavora resta spesso in ruoli tradizionali, con poca propensione a innovare, mentre i giovani più qualificati vanno altrove. Ogni impresa affronta da sola problemi che da sole non possono risolvere.

Proposte per superare il limite

  • Reti e consorzi tra piccole imprese, per acquisti comuni, promozione condivisa e partecipazione a bandi che da sole non potrebbero affrontare.
  • Uno sportello condiviso per la burocrazia, con competenze mutualizzate tra artigiani, associazioni di categoria e amministrazione.
  • Cooperative di comunità e botteghe-scuola per creare occupazione locale, presidiare attività a rischio di chiusura e formare figure professionali oggi introvabili.
  • Collaborazione stabile tra scuole, imprese e formazione professionale, per costruire percorsi corrispondenti ai bisogni del territorio.
  • Una vetrina digitale comune dei prodotti e dei servizi locali, per competere online insieme invece che separati.
  • Percorsi di accompagnamento a chi vuole avviare una nuova attività, con spazi a costo ridotto.

Domande per la discussione

Per approfondire

  1. Quali sono i problemi comuni delle nostre imprese che da soli non riusciamo a risolvere? E quali potremmo affrontare insieme già da domani?
  2. Quando ho ricevuto un aiuto inatteso nel lavoro, da un collega o persino da un “concorrente”? Che cosa ho provato? Che cosa ci frena dal cooperare con chi consideriamo un concorrente? Come si costruisce fiducia tra imprese? Quali fatiche viviamo ogni giorno che da soli facciamo fatica a sostenere? Quali potremmo condividere già da domani? Che cosa ci rende difficile aprirci agli altri e fidarci? Che cosa ci farebbe sentire più tranquilli nel collaborare, anche con chi fa il nostro stesso mestiere?
  3. Come possiamo rendere il commercio locale attrattivo, riconoscibile e competitivo rispetto a grande distribuzione e online? Che cosa rende un negozio o un’attività di Acqui speciale e riconoscibile, dal punto di vista di chi ci entra? Che cosa possiamo valorizzare di autentico che le grandi catene non hanno?
  4. Come si alleggerisce il peso della burocrazia? Quali strumenti o aiuti condivisi ci alleggerirebbero il peso della burocrazia? Chi ha esperienza che potrebbe mettere a disposizione?
  5. Che cosa servirebbe per attirare nuove attività e per far tornare o restare i giovani qualificati? Che cosa potrebbe aiutare i giovani a trovare qui un lavoro che abbia senso per loro? Come potremmo trasmettere i mestieri a chi vuole impararli?
  6. Come possiamo colmare la carenza di manodopera specializzata? Che ruolo hanno scuole, imprese e istituzioni?
  7. Quali esempi di cooperazione conosciamo, vicini o lontani, che ci hanno ispirato? Che cosa ce li ha fatti sentire possibili? Le cooperative di comunità e altre forme cooperative sono una strada realistica per Acqui? Quali esempi conosciamo?
  8. Come cambierà il lavoro con l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione: sarà un’opportunità per le nostre imprese o un altro fattore di esclusione? Come posso usarli senza perdere ciò che mi rende umano, restando presente e padrone dei miei strumenti?

SFIDA D – SERVIZI E CURA: COME COSTRUIRE UN BENESSERE CHE NON SIA A DUE VELOCITÀ?

Analisi. I servizi sociali, sanitari e logistici sono spesso sottodimensionati rispetto ai bisogni, e chi può permetterselo si rivolge altrove o al privato. Una parte dei servizi sociali è gestita da soggetti privati, che oggi eseguono compiti più che partecipare alla vita della comunità. Il rischio è che chi ha meno risorse resti indietro, mentre solitudine e fragilità aumentano, soprattutto tra gli anziani.

Proposte per superare il limite

  • Trasformare i gestori privati dei servizi in partner della comunità, con tavoli di co-programmazione e co-progettazione insieme a Comune, ASL e terzo settore.
  • Servizi di prossimità e domiciliarità: reti di vicinato, volontari di quartiere, punti di ascolto, sportelli leggeri distribuiti sul territorio.
  • Collegare i servizi di cura alle risorse della comunità, come il volontariato anziano, le associazioni e le scuole, per rafforzarli senza sostituirli.
  • Iniziative di prevenzione e benessere aperte a tutti, sfruttando la vocazione storica della città per la salute e il benessere.
  • Trasporti e mobilità solidale per raggiungere servizi sanitari e sociali anche da chi vive nelle frazioni o non guida.

Domande per la discussione

Per approfondire

  1. Che cosa sento che manca, per me o per chi mi sta vicino? Come possiamo dare voce anche a chi fa più fatica a chiedere? Quali servizi mancano davvero e chi ne soffre di più? Chi ne parla e chi non ha voce?
  2. I soggetti privati che gestiscono servizi possono diventare attori attivi della vita della città? Che cosa dovrebbero fare, e che cosa dovrebbe cambiare nel loro rapporto con la comunità?
  3. Che cosa può aiutare chi gestisce i servizi a sentirsi parte della comunità, e la comunità a sentirsi parte dei servizi? Che cosa ci farebbe sentire ascoltati gli uni dagli altri? Come si costruisce un rapporto di fiducia tra cittadini, servizi e istituzioni?
  4. Che cosa significa, per me, che la cura sia accessibile a tutti? Che cosa sono disposto/a a fare perché nessuno resti indietro? Come si evita che le cure migliori diventino un privilegio di chi può pagare?
  5. Che cosa mi aiuta quando mi sento solo/a? Che cosa potrei fare io, anche con un gesto semplice, per chi vive la solitudine? Come si combatte la solitudine, soprattutto di anziani e persone fragili?
  6. Che cosa ci insegna chi vive una disabilità su che cosa conta davvero? Come possiamo accogliere ogni persona nella sua unicità, nella vita della comunità? Le persone con disabilità partecipano davvero alla vita della comunità? Che cosa può cambiare?
  7. Siamo disposti a mettere in comune risorse, tempo, attenzione, competenze per stare meglio tutti? A quali condizioni mi sentirei sereno/a nel farlo?

SFIDA E – CONNESSIONI E SPAZI: COME USCIRE DALL’ISOLAMENTO?

Analisi. Acqui è poco connessa dal punto di vista logistico e questo pesa sulle imprese, sui giovani e sull’accesso ai servizi. C’è anche un isolamento sociale: scarsa comunicazione tra gruppi, associazioni e generazioni, e pochi spazi dove incontrarsi e fare cose insieme. Il digitale può aiutare, ma solo se tutti hanno gli strumenti e le competenze per usarlo.

Proposte per superare il limite

  • Rafforzare i collegamenti con le città vicine e con la valle, con un tavolo dedicato a trasporti, logistica e connessione digitale.
  • Recuperare spazi pubblici e privati inutilizzati come luoghi di incontro e cooperazione, a gestione condivisa, aperti a tutti.
  • Una piattaforma o un canale di comunicazione comune delle associazioni e delle iniziative cittadine, per far circolare informazioni e opportunità.
  • Percorsi di alfabetizzazione digitale, in particolare per anziani, pensati come occasioni di incontro tra generazioni.
  • Reti con altri comuni e territori, per costruire alleanze e portare la voce dell’Acquese nei luoghi decisionali.

Domande per la discussione

Per approfondire

  1. Quando mi sono sentito/a isolato/a e che cosa mi ha aiutato a sentirmi di nuovo connesso/a?
  2. Quali sono i luoghi di incontro della città oggi? Quali luoghi della città sento come “nostri”? Chi li frequenta e chi ne resta fuori? Come potremmo far sentire invitato/a chi ancora non li frequenta, senza pretese e senza etichette?
  3. Quali spazi inutilizzati potrebbero tornare a vivere come luoghi di incontro? Quali spazi inutilizzati potrebbero diventare luoghi di cooperazione? Che cosa potremmo creare insieme e come vorremmo prendercene cura? Chi potrebbe gestirli e a quali condizioni?
  4. Quali collegamenti, fisici e digitali, mi mancano di più? Come si migliorano i collegamenti, fisici e digitali, con l’esterno? Che cosa possiamo fare da soli e che cosa dobbiamo chiedere ad altri?
  5. Come si fa circolare meglio l’informazione tra associazioni, cittadini e istituzioni? Come potremmo far circolare le buone notizie e le iniziative in modo che arrivino a tutti, e non solo a chi è già dentro?
  6. Come si evita che chi ha meno competenze digitali sia escluso dalla partecipazione?
  7. Che rapporto ho con il digitale? Quando mi aiuta a stare vicino alle persone, e quando mi distrae da me stesso/a e da chi ho accanto? Che cosa mi aiuterebbe a usarlo con più serenità, e chi potrebbe aiutarmi o essere aiutato da me?
  8. Come possiamo sentirci in rete con i comuni vicini, come territorio che ha una voce comune? Come si costruiscono alleanze con i comuni vicini e con il territorio più ampio?
  9. Che cosa possiamo fare, già nei prossimi mesi, per sentirci meno isolati come comunità?

Informazioni sull’evento

  • Sabato 14 novembre 2026
  • Dalle 15.00 alle 18.00
  • Piazzale Don Piero Dolermo presso Sede Associazione Nazionale Alpini sez. di Acqui Terme

Info e prenotazioni

+39 347 390 7129
info@fondazioneauroraacqui.org